blog, scrittura, pensieri di piume in difficoltà blog, scrittura, pensieri di piume in difficoltà giornivariabili | giorni variabili | Il Cannocchiale blog Pietre e narcisi
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Pietre e narcisi

la forma della memoria 14/4/2009

 

“... macché riposati. È la testa che non si ferma mai”.
Ieri sera, salendo insieme le scale di un lunedì sera, così borbottò rauco e amaro il capofamiglia, con le figlie sparse qui e là, indipendenti, e l’idea fissa di una casa diroccata sull’orlo aspro di una montagna. E gli unici baluardi contro la corrosione del presente e degli anni – i ricordi della gioventù fra i portici e il mercato, i matrimoni del paese, i carri dei narcisi di ferragosto – trasformati in un incubo, in spazi inaccessibili per sempre agli occhi e all’immaginazione.
Luoghi d’antico sangue sono stati spazzati via da una corrente d’aria invisibile, che ha sbriciolato pareti di cartapesta. La distruzione ha lasciato un vuoto angoscioso, una bolla d’aria che blocca il libero circolare dei pensieri; e un rumore continuo di immagini. Per il sottoscritto, erano paesaggi ormai adottati. Soprattutto la città delle cannelle, che avevo scoperto soltanto l’estate scorsa, a causa di un’indolenza ottusa e rancida che a volte paralizza le azioni più semplici. Oggi la mente non riesce a superare la barriera del passato, a considerare ciò che resta: la sensazione più insana e dolorosa è la certezza dell’irreversibilità, di non poter tornare indietro, al principio, all’istante prima del tuono.


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permalink | inviato da laserta il 14/4/2009 alle 15:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

Ipotesi che non ho preso in considerazione

dispacci 2/4/2009




Uno. Piero Colaprico raccontava convinto, nell’estate 2008, che lo scrittore dev’essere preferibilmente giovane, coraggioso e in buona condizione fisica. Sembrava un ritratto piuttosto strano. Lui allora chiariva meglio dicendo che la difficoltà maggiore nello scrivere un romanzo è nella riserva di energie fisiche necessarie per: stare lunghe ore seduti; tenere i gomiti piantati sul tavolo; resistere ai crampi delle mani (o delle dita, se siete bestie scriventi sulla tastiera); mantenere la concentrazione; riprendere in mano le pagine, correggere, buttare, ricominciare...

Due. L’altra mattina il ragazzo e il bimbo stavano chiusi in bagno: il ragazzo al lavandino per finire di prepararsi, il bimbo per terra, seduto sopra un tappeto. Il silenzio arrivava con la medesima forza della luce cruda e tersa della mattina. Il ragazzo rimugina sugli stratagemmi di lavoro e convenienza indispensabili per sopravvivere. Il bimbo inserisce elastici multicolori per capelli dentro un barattolo trasparente. I movimenti di entrambi sono tesi al massimo della concentrazione. Due persone arrovellate su pensieri e gesti ossessivi, ma radicalmente lontani e isolati. Nessuno dei due sapeva più se l’altro era ancora presente.

Tre. La procedura domestica porta a scoperte inquietanti. L’evento minimo trasla in rivelazione quando il meccanismo si ripete identico sotto i nostri occhi ogni giorno. Preparare il latte, per esempio. Non so se capita solo a me, ma è praticamente impossibile evitare a una goccia di cadere fuori dalla tazza. Succede però in maniera imprevista: quando si versa dalla bottiglia alla tazza, oppure nel tragitto verso il tavolo, per non parlare di quando si inzuppano i biscotti. È indecente: almeno una goccia scappa sempre, puntuale, ogni stramaledetto giorno, al controllo più minuzioso. La ripetizione apre le porte alla legge del caos.