blog, scrittura, pensieri di piume in difficoltà blog, scrittura, pensieri di piume in difficoltà giornivariabili | giorni variabili | Il Cannocchiale blog Splitting the atom...
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Splitting the atom...

dispacci 28/9/2009

 


Sentendo un vecchio, amato gruppo dopo cinque anni di assenza (loro, non mia) è ritornata improvvisamente la forza di frequentare il blog. Non è andato in disuso, ma attraversa una di quelle parentesi poco felici della sua vita internettiana. Succede, ma basta metterci un po' di lena per recuperare. Nel mezzo è accaduta però una serie di cose. Fuori di qui.
Per esempio: vacanza nella valle d'Itria, nei pressi della sublime, accecante e arroccata cittadina di Ostuni; una visita al Lido, durante la mostra; una proposta di lavoro indecente (per quest'epoca precaria), ma che è stata prontamente rifiutata per non far mancare la mia concreta solidiarietà agli amici (precari come me, come tutti, obviously); dedicati giorni e pensieri all'impegno e alla produzione artigianale di cultura in proprio (che non sono seghe mentali, ma quasi); badato molto alla manutenzione interiore, poco tempo rimasto per le uscite con gli amici e la scrittura, ma che volete, certi vizi sono duri a morire. Pausa.


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Paradossi

dispacci 3/7/2009




Primo Paradosso: su FB quasi nessuno cerca un dialogo reale, ma soltanto in pochissimi rispondono al racconto dell’altro con un pezzo complementare di vita o di storia (di solito accade solo con "gruppi" di amici che già pre-esistono nella realtà). Siamo voyeur che attendono soltanto di spiare il sentimento altrui. Nessuno racconta, tutti eroticamente osservano.

Altro paradosso: non appena mi decido finalmente ad abitare la storia così a lungo incubata, ecco che se ne affaccia una nuova. Non è un problema di mediocrità, ma di distrazione.


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Raccordo (e un biglietto ritrovato)

dispacci 4/5/2009



Rischiano di saltare le righe, le settimane e finanche i mesi. Non scrivevo più perchè stento a rialzare la testa dalle corse quotidiane per/da Milano, dal vortice inatteso dell’impegno (è giusto impegnarsi, contribuire, mettersi in gioco, ma non pensavo fino a questo punto: lasciatemi stare un secondo, che devo trovare il tempo per scrivere quella cosa che ho promesso a Luca, riparare la macchina, schedare saggi, riscrivere per la sesta volta in tre anni gli appunti della tesi...). Eccolo, arriva lo scoramento, ma va – mi dico – aspetta un attimo, basta incasellare tutto. Tra le altre ansie e reprimende autoinflitte c’è quella di trovare qualche giorno libero (?!) per portare la famiglia a Parigi, a trovare i Rigattieri (i Rigattieri a Parigi?! Ancora non ci posso credere...). Allora, per rompere il silenzio e il circolo vizioso che inevitabilmente conduce alla resa, ho pensato di scrivere questo post un po’ sgangherato, veramente privo di senso se non quello di colmare un buco in attesa che venga qualcos’altro. E poi, ecco vedi che me lo stavo già dimenticando, domenica sera ho ritrovato un biglietto del Capo in uno dei quaderni di appunti. La scenografia nella quale fu composto era il palazzo della Carovana. Il testo, più o meno, recitava così: “Happy, dove cazzo sei?! A studiare!”

Ipotesi che non ho preso in considerazione

dispacci 2/4/2009




Uno. Piero Colaprico raccontava convinto, nell’estate 2008, che lo scrittore dev’essere preferibilmente giovane, coraggioso e in buona condizione fisica. Sembrava un ritratto piuttosto strano. Lui allora chiariva meglio dicendo che la difficoltà maggiore nello scrivere un romanzo è nella riserva di energie fisiche necessarie per: stare lunghe ore seduti; tenere i gomiti piantati sul tavolo; resistere ai crampi delle mani (o delle dita, se siete bestie scriventi sulla tastiera); mantenere la concentrazione; riprendere in mano le pagine, correggere, buttare, ricominciare...

Due. L’altra mattina il ragazzo e il bimbo stavano chiusi in bagno: il ragazzo al lavandino per finire di prepararsi, il bimbo per terra, seduto sopra un tappeto. Il silenzio arrivava con la medesima forza della luce cruda e tersa della mattina. Il ragazzo rimugina sugli stratagemmi di lavoro e convenienza indispensabili per sopravvivere. Il bimbo inserisce elastici multicolori per capelli dentro un barattolo trasparente. I movimenti di entrambi sono tesi al massimo della concentrazione. Due persone arrovellate su pensieri e gesti ossessivi, ma radicalmente lontani e isolati. Nessuno dei due sapeva più se l’altro era ancora presente.

Tre. La procedura domestica porta a scoperte inquietanti. L’evento minimo trasla in rivelazione quando il meccanismo si ripete identico sotto i nostri occhi ogni giorno. Preparare il latte, per esempio. Non so se capita solo a me, ma è praticamente impossibile evitare a una goccia di cadere fuori dalla tazza. Succede però in maniera imprevista: quando si versa dalla bottiglia alla tazza, oppure nel tragitto verso il tavolo, per non parlare di quando si inzuppano i biscotti. È indecente: almeno una goccia scappa sempre, puntuale, ogni stramaledetto giorno, al controllo più minuzioso. La ripetizione apre le porte alla legge del caos.

Delirium bloggans

dispacci 1/3/2009

 


Ho smarrito il senno nel tentativo, maldestro, di restaurare l'immagine sbiadita di questo blog.
La veste grafica dicesi "template".
Ne ho provati di ogni.
Il simple 3 aveva sì un'elegante banda bleu che stava così bene come intestazione, ma non ci entravano tutte le carabattole laterali: e in più la grafica dei link era terrificante.
Ho scartato anche tutte le gradazioni di viola, per paura che fossero troppo effeminate. Quando poi ho inserito la versione winter, non s'è capita più 'na mazza: è diventato tutto bianco, lo sfondo, e le scritte color neve sporca, e dunque illeggibili.
Per due giorni ho lasciato on line un'impaginazione color arancia di Sicilia: sparatissima, urticante, priva della benchè minima sfumatura.
Insomma, ventissséei template in quarantotto ore.
Bene, ho pensato, e adesso come ne usciamo? Se tutti mi fanno cagare e quello vecchio non va più?
Ecco, non sono attrezzato per la crisi.
Poi un'illuminazione: i sani, tradizionali toni di grigio.
Un po' scuro, ma passabile.

First of the Gang to Die

dispacci 19/2/2009

 

You have never been in love
until you’ve seen the stars
reflect in the reservoirs

And you have never been in love
until you’ve seen the dawn rise
behind the Home for the Blind

We are the Pretty Petty Thieves
and you’re standing on our streets
where Walter was the
first of the gang with a gun in his hand
and the first to do time
the first of the gang to die, oh my

Walter was the first of the gang
with a gun in his hand
and the first to do time
the first of the gang to die, oh my


Morrisey, First Of The Gang To Die, dall’album You Are the Quarry (2004)
- modificato senza licenza dal sottoscritto tenutario di giornivariabili, ai vv. 9 e 13 -

L'invasione

dispacci 12/2/2009

 

L’invasione dei nostri corpi è ormai un fatto compiuto, acclarato, legiferato.
Entreranno dentro il nostro sistema respiratorio, dentro l’apparato digerente; inibiranno quello riproduttivo.
I nostri corpi non moriranno mai. Le prossime generazioni si aggireranno, meravigliate, fra migliaia di vuoti pupazzi appesi alle macchine. Silenziosi e vuoti.
Esiste una ragione precisa per tutto questo.
Loro
si sono accorti che non riusciranno mai a controllare le coscienze di coloro che non li seguono. Qualcuno riuscirà sempre a sfuggirgli dal controllo assoluto.
Nell’impossibilità di governare le coscienze, loro si sono infine accontentati dei corpi.
E finalmente tutti quanti noi dovremo sottostare al loro potere, e saremo obbligati a non-morire secondo la loro volontà.
Come folli crociati si faranno custodi e baluardi dei nostri simulacri ormai vuoti. Ci terranno fermi qui, il loro tesoro le nostre carcasse abbandonate ma respiranti.

Le due torri

dispacci 16/1/2009


Il primo giorno del nuovo lavoro è coinciso, ma che fortuna, con una bufera di neve come da anni non se ne vedevano più, da queste parti, nella capitale amorale d’Italia.
Mettersi in viaggio era da annoverarsi tra le azioni più idiote possibili (insieme a: prendere la tessera del PD con sottoscrizione a sessantacinque euri, sostenere la riforma dell’istruzione gelminica, credere nell’assunzione un giorno, guidare senza i pneumatici da neve).
Quando alla fine la navetta ha imboccato il raccordo d’ingresso dalla statale, la grigia Cattedrale appariva come acquarellata, nel flusso diagonale e pastoso della neve.
L’accesso è suddiviso in due “torri”: la torre nord, vulgata e collettiva; la torre sud, invece, schivata con pudore dai più, è riservata al Vertice (che, anche semanticamente, individua solo la vaga estremità di un corpo solido).
L’ascensore si ferma al quinto piano, l’ultimo. Aria silenziosa, quasi totale assenza di rumore. Come del resto gli altri piani, anche questo è circondato da pareti vetrate e si trova annidato proprio sotto le volte degli archi di cemento. La vista da un lato guarda alla triste periferia in direzione Crema, dall’altro allo specchio gelato dell’Idroscalo.
Guasto alla linea 2 della metro, treni in ritardo o paralizzati, assenza di mezzi di superficie, macchine che scodavano impazzite: la meta era più un paradosso concettuale che un luogo da raggiungere e, nonostante ora mi trovi all’interno, resta quell’identica impressione di guardare tutto da lontano.


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Senza titolo

dispacci 9/12/2008

 




Brutte notizie da fuori, e da dentro.
Sto perdendo i pezzi.

"Il caso vuole che io non sia capace
di assorbire la tua voce in pace
non sto bene
oddio mi sento le caviglie in catene
il caso vuole che io non sia per niente
quello che tu avevi avuto in mente
non importa
ho comprato una chitarra distorta
e la porta sbatte per il vento
ho una guancia sopra il pavimento
no, son svenuto
pensandoci mi è piaciuto
io vivo inseguito dalle videoteche che non hanno mai dei titoli per
me
non ne ho ridato mai uno indietro
è un segreto che sai soltanto te"

Qui c'è ancora spazio

dispacci 19/11/2008



La rivista Wired ha di recente diffuso minacce di morte sul mondo dei blogger. I blog non servono, non sono più letti, costano troppa fatica creativa e di ricerca rispetto ai benefici che se ne possono trarre (riscontro dei lettori, partecipazione, network, inserzioni). Il blog sta declinando in favore di mezzi di comunicazione più essenziali, vedi Twitter.

Niente più diari privati, o riflessioni in progress, niente più esperimenti di scrittura collettiva (incontri, amicizie e invenzioni che nascono dalle persone fisiche per inventare post deliranti, demenziali, autoreferenziali. Ecco, l’autoreferenzialità è una delle ricchezze e dei limiti naturali del blog).

Dal punto di vista – invisibile – di tenutario di un blog frammentato e incostante, devo ammettere che questa teoria della decadenza mi rende ancora più simpatico e comodo il mezzo “blog”.

Non ha senso diventare micro-autori per Twitter, non c’è alcun piacere nel ridurre il messaggio a pura, sterile trasmissione di impulsi (che cos’altro puoi comunicare in quattro righe?).

Qui alla fine c’è più spazio, si sta più comodi.


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