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Uscita di scena

finzioni 22/7/2009

 




L’autore, mettiamo il caso, entra dentro la sua storia nel momento esatto in cui questa comincia. E parla in prima persona all’interno della trama, di cose che fra l’altro riguardano anche lui oltre che un gruppo di personaggi identificato dal segno “noi”. L’ambiente è un interno-giorno, forse un comune salotto: l’autore inizia a parlare con un personaggio che si trova lì in casa e gli spiega cosa sta per succedere, a grandi linee (o forse no, si raccontano, i due, qualche fatto loro del passato). Infine il responsabile ultimo della storia lascia la stanza. Chiude la porta e lascia che tutto avvenga, come previsto, alle sue spalle.


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La stenditura

finzioni 15/7/2009

 


Raccogliere una manciata di panni lavati intricata e instabile; sistemare lo stendipanni verso corretta esposizione solare; sorprendersi per una bugia di vento marino che sembra arrivare fin qui.
La stenditura non è un atto materiale come sembra in apparenza, ma un esercizio spirituale. Un rimasuglio di maschilismo mi aveva invece sempre portato a guardare con meraviglia la traslazione magica lavatrice-armadio dei panni lavati. Poi una serie di minacce amorose ha reso inevitabile fare i conti con la questione “lavanderia”, e con il trascurato orpello della stenditura. Era una faccenda che ormai andava affrontata in prima persona. Così, eccoci qua sul terrazzo alle sei e mezza del mattino, a guardare le villette a schiera addormentate tutte uguali; nessuno ancora in giro e quasi impercettibile il rumoreggiare bianco e piatto dell’autostrada.
La stenditura, affinché diventi ristoro efficace per l’intelletto, va assolutamente sbrigata di prima mattina e dev'essere una pratica solitaria, per consentire ai pensieri intorpiditi di snocciolarsi uno dopo l’altro, di proiettarsi in avanti nella programmazione rettilinea del giorno. Dopo, ogni cosa si guasta. Bisogna uscire, buttarsi nel traffico, la metro poi è una camera a gas collettiva: e i pensieri poco prima ordinati si spiegazzano tutti, si confondono, spariscono nell’irrompere confuso della realtà.


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Dispersi

finzioni 7/10/2008

 

Da mesi mi sono perduto all’interno di Moby Dick. Difficile uscirne sani e salvi visto che mancano gli strumenti minimi indispensabili per non restare imprigionati: tempo e pazienza. Intorno grosso modo al capitolo LXXIII, Stubb e Flask uccidono una balena e ne parlano, è venuta fuori una mezza pensata (d’idee, coi tempi che corrono, meglio tacere): che nel romanzo di Melville in fondo non sia prevista una struttura narrativa, ma che ogni materia trovi la sua collocazione in un magma fluido e indefinito come l’oceano; come spellare una balena, le tipologie di navi, il diario di viaggio - senza tempi capi e code -, le apparizioni fugaci ma ossessive del mostro, etc. 
Neanche il più malato dei postmodernisti avrebbe saputo inventarsi qualcosa di più perverso e meraviglioso.



Niente di grave

finzioni 2/9/2008



The art of losing isn't hard to master;
so many things seem filled with the intent
to be lost that their loss is no disaster.

Lose something every day. Accept the fluster
of lost door keys, the hour badly spent.
The art of losing isn't hard to master.

Then practice losing farther, losing faster:
places, and names, and where it was you meant
to travel. None of these will bring disaster.

I lost my mother's watch. And look! my last, or
next-to-last, of three loved houses went.
The art of losing isn't hard to master.

I lost two cities, lovely ones. And, vaster,
some realms I owned, two rivers, a continent.
I miss them, but it wasn't a disaster.

---Even losing you (the joking voice, a gesture
I love) I shan't have lied. It's evident
the art of losing's not too hard to master
though it may look like (Write it!) like disaster.

Apertura

finzioni 20/5/2008




Ci sono molti modi per resistere.
Ho scelto la casa al mare, come luogo estremo per restare fermo.
Questi luoghi: le colline aspre e distanti dal mare (come se si fossero ritirate in disparte); le spiagge oggi deserte e nascoste dalla pineta impenetrabile e balsamica; questi luoghi mi sembrano adesso del tutto sconosciuti, come se ci fossi capitato per caso.

Viaggiare sull’Aurelia col sole piegato e sanguigno sul mare è un andare fisso e onnubilante.
I pini marittimi e l’asfalto rettilineo cancellano ogni idea di progresso. Il presente si è invischiato catturandomi in un’immagine fissa: giro perennemente lungo la stessa orbita. Devo aver smarrito tutte le ragioni che mi hanno spinto ad arrivare qui: tutte le ragioni tranne una, e sei tu.

[Indagine su una scomparsa, che diventa anche un viaggio per il paese. Ricercare, e non mettere a rischio, una scrittura differente. Libri si addormentano aperti vicino a me. Prima di mettersi a scrivere, bisogna dirlo a qualcuno.]


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Conversione mancata

finzioni 27/3/2008



Finisce questa domenica tersa e ventosa.
Per godermi la fuga del sole lascio casa in cerca di benzina. Tempi duri, si viaggia per i paesi della cintura alla ricerca di un prezzo decente: ma la verde, è inutile, brucia finanze, già cinquantun’euri questa volta.
Dal viale dei platani lunghissimo e rettilineo si vedono scorrere la villa nobiliare e l’astronave a riposo dell’alfa di Arese in dismissione: più in lontananza i profili delle alpi smaltati d’ombra.
Mormora radiodue, uno di quei programmi della domenica di provenienza indefinibile, morbidi e anonimi; ritorna in campo la voce di Andrea al telefono (ritornato a Palermo, riferisce dove sono e cosa fanno tutti i Rigattieri).
E nel frattempo mi accorgo che il legame con la scrittura me lo raccontano gli altri, che non trovo le forze nemmeno per iniziare. La scrittura appartiene agli altri. La vedo riflessa nelle storie che mi arrivano in modo più o meno diretto. La madre orgogliosa della figlia quattordicenne che riempie quaderni su quaderni, la mano appoggiata sulla scrivania, traducendo meccanicamente i suoi pensieri.
Un altro amico, invece, che mi racconta a pranzo di quel famoso manager bruciato dal desiderio di vedere accolto universalmente il proprio talento: ha pubblicato ora il suo primo romanzo costruito a mente e occhi freddi. La sera poi mi capita spesso di passare da uno dei blog più eleganti della rete: quel ragazzo, Mentetropicale, si lascia andare con una facilità di passo e invenzione che al sottoscritto mancheranno sempre; sempre. E qui, per la puttana, sta la differenza.


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Antica premonizione

finzioni 3/12/2007

 

 

Sogno. Il parto avveniva nella casa dei parenti in campagna. Tutto si era già concluso. Più tardi nella notte tutti si ritrovarono riuniti in cucina, le grandi finestre vicino al tavolo da pranzo emanavano una luce lattiginosa e lunare. La madre teneva in braccio il neonato, molto più grande in realtà del normale e dalla consistenza non carnosa, ma quasi plastica da cartone animato. Uscivo fuori, scendevo nel cortile. Era scesa la notte, era sempre notte in effetti: chissà da quale luogo proveniva quella luce biancheggiante: ogni cosa del giardino era nettamente sbalzata di ombre. Il lastricato a grosse pietre lisce, i pini svettanti e scuri disposti a circondare la villa. Risalivo e non trovavo nessuno, anzi sapevo già ch’ero rimasto solo con la madre e il bambino. Raggiunta la porta d’entrata, comprendevo che qualcun altro era entrato. Entravo, cercavo il colpevole, l’intruso. Le mie spalle erano come nude e rabbrividivano nello stesso modo in cui s’indolenzivano d’inverno per il freddo violento. Cercavo in casa, percorrevo le stanze a destra e sinistra, andando e riandando per il corridoio angusto e oscuro: ma più nessuno veniva fuori.

Dalla camera da letto proviene la madre, che incontro nel corridoio.
Nel frattempo il bambino era già scomparso.




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Il concilio

finzioni 7/11/2007

 



Frammenti di una storia nuova iniziano a sovrapporsi ai miei pensieri diurni, grezzi e assoluti momenti di lucidità . Riguardano, questi frammenti, la ripresa di un vecchio progetto, un qualcosa che risalente agli studi universitari, sulle eresie in età moderna, una perversione intellettuale che si è originata dai pacati e morbidi racconti di Adriano Prosperi. Intuitivamente, si dovrebbero unire la trama che avevo abbozzato alcuni anni fa – un omicidio commesso in una grigia città di provincia, all’interno di un signorile e claustrofobico condominio – e il concetto astratto del “concilio” come entità mostruosamente repressiva e come metafora applicabile a qualunque gruppo umano organizzato. L’insegnamento di Prosperi ha infatti sviluppato e radicato la convinzione che il controllo esercitato dalle chiese sugli uomini (chiese laiche e non) si è ormai rappreso nella mente dell’uomo occidentale, provocando così a livello individuale dei microscopici e inconsci processi di adeguamento. processi automatici, contro la propria coscienza e contro quella altrui. Una serie di episodi scollegati, famiglie in contesa per metrature e concessioni lavori, una folle e occulta Amministrazione che gestisce commerci di carni e di interessi, un uomo condannato a morte al termine di un'autodafe condominiale. il concilio.


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