blog, scrittura, pensieri di piume in difficoltà blog, scrittura, pensieri di piume in difficoltà giornivariabili | giorni variabili | Il Cannocchiale blog Nostra celebrazione dei "Morti"
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Nostra celebrazione dei "Morti"

il sistema 2/11/2009



Il compito di un qualunque grande romanziere, se ancora ne avessimo, sarebbe di raccontare la scomparsa di una generazione e di una cultura. Forse dovremmo farlo noi, che siamo le vittime della sparizione. Un’intera generazione di studiosi, giovani, preparati nelle migliori università, dai migliori maestri superstiti nelle varie discipline: tutti loro, in massa, spazzati via. Solo pochissimi si salveranno, grazie alla costanza, alla fortuna, al talento e a qualche padrino che, gettando un’occhiata di sfuggita, un giorno si occuperà di loro per fargli vincere un concorso.
Per il momento insegnano in licei di periferia, scappano dal Paese, mendicano strategie di sostentamento da una cattedrale all’altra della spesa pubblica per la ricerca. Qualcuno avrebbe anche i titoli per essere già “sistemato”, ma è considerato un invisibile o, peggio, un accattone da chi, oggi, detiene immobili cattedre (manovrando favori, borse e commissioni con altri illusionisti del potere universitario).
I nostri coetanei troveranno comunque una via di fuga, perché alla fine va sempre così: il progredire degli anni apre sentieri paralleli, alternativi, dove ci si può rifugiare e prosperare.
Lo scandalo quindi non sarà la mancata occupazione: a quella, nel bene o nel male, si trova sempre rimedio. No, lo scandalo insopportabile saranno gli articoli assenti dalle riviste, le tesi chiuse in fretta, i libri mai scritti. Sarà la nostra cultura (umanistica) a doversi fermare, a dover saltare una o due generazioni. Gli argomenti più o meno polverosi, di nicchia, le scoperte, le interpretazioni: tutto ciò resterà inoperoso, un bacino sommerso che il mondo non guarderà.
Il salto di una generazione e le nostre passioni, anche se considerate un gioco, abbandonate.

Lumi italici

il sistema 20/8/2008

 


Le personalità italiane, uomini celebri nel loro campo, pascolano nell’empireo degli eventi, dei congressi, dei seminari sull’innovazione. Pance tese, a cupola calante; capelli argentei oppure, se vogliamo considerare le figure più riformiste e giovanili, screziate di un sale e pepe che piace tanto, tantissimo. Intorno a loro compaiono sempre slanciate signorine, talvolta bionde dalla piega tagliente, ma più spesso brune e seniesposte.

Grazie a meriti antichi di cui si è persa la memoria precisa le personalità italiane vivono sopra una piattaforma che è insieme distacco sociale e metafisico dalla massa: da lì non potrai più pensare di abbatterli.
È proprio questo il primo, essenziale principio termodinamico della loro esistenza (e capacità di resistenza). L’essere divenuti immobili, impermeabili ai mutamenti, galleggianti. Nulla si crea, tutti si possono recuperare: dal sessantotto alla bancarotta fraudolenta.
È sufficiente, per il ritorno sulle scene, una buona opera di comunicazione affinché tutto il loro passato possa modificarsi alla luce del sole. È una comunicazione che non trasmette un messaggio, ma che bada solo a ripulire con cura macchie e asperità. Così continuano a esistere in perenne flusso di giacche blu, carni pingui e attente segretarie.
Le personalità italiane, uomini celebri nel loro campo, potremmo figurarceli così: come dei piccoli templi occupati da un simulacro intoccabile. La penisola brilla di centinaia di questi lumi templari, nella notte d’asfalto e di paura.


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Assunzione immateriale

il sistema 11/12/2007

 



L’ingresso nell’empireo del capitalismo non può che avvenire per cooptazione.


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Maledicere

il sistema 6/11/2007

 


Dalla mia stanza, cosa vedo, il mondo allontanarsi, il tutto richiuso in confini primordiali, composti di sensazioni e ricordi infantili; l’inverno rimasto fuori, sono protetto da un infimo calorifero. Potevo sentire la pelle in vibrazione espandersi nella realtà, silenziosa, dietro e fuori gli occhi chiusi. Raccontare la catastrofe di una mente, che dilaga per visioni menzognere del proprio passato, attraverso un accumulo resistente di cartacce. Ecco un’idea: abbandonarsi definitivamente alla prima persona confessante per poi, in un secondo momento, a poco a poco e in maniera inavvertita recuperare la gelida fermezza della terza persona.




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