blog, scrittura, pensieri di piume in difficoltà blog, scrittura, pensieri di piume in difficoltà giornivariabili | giorni variabili | Il Cannocchiale blog La città involontaria
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La città involontaria

le recensioni inutili 7/10/2009

 


Attraverso la città grigia, sradicata dei colori autunnali, con gli occhi dentro il libro della Ortese: un recupero significativo in questi giorni di Sud abbattuto e ucciso, come la norma civile prevede.

La povertà significa orrore, non ha nulla di affascinante, respinge l’anima e condanna gli uomini.

Una miseria senza più forma, silenziosa come un ragno, disfaceva e rinnovava a modo suo quei miseri tessuti, invischiando sempre più gli strati minimi della plebe, che qui è regina. Straordinario era pensare come, in luogo di diminuire o arrestarsi, la popolazione cresceva, ed estendendosi, sempre più esangue, confondeva terribilmente le idee all’Amministrazione pubblica, mentre gonfiava di strano orgoglio e di più strane speranze il cuore degli ecclesiastici. Qui, il mare non bagnava Napoli. Ero sicura che nessuno lo avesse visto, e lo ricordava. In questa fossa oscurissima, non brillava che il fuoco del sesso, sotto il cielo nero del sovrannaturale”.

Centuria

le recensioni inutili 6/3/2009



Centuria
(1979) di Giorgio Manganelli è uno dei libri davvero impossibili del Novecento italico, peraltro un po’ misero di opere di rottura dal respiro come minimo europeo. 
Dal sottotitolo si legge: cento piccoli romanzi fiume. Romanzi?! Già, l’uso al plurale del termine indicante il pervertito genere letterario viene qui privato della sua spocchia nobile, grandiosa, dall’“ampio respiro narrativo”. Ma come? cento romanzi in un libro? In realtà, ovviamente, non è così. Siamo davanti piuttosto a spicchi raggelati di altri mondi, talvolta a trascrizioni allucinate di incubi appena scampati. In definitiva, una raccolta ragionata di paradossi metafisici e sentimentali.
Quanto alla forma (la benedetta forma...), anche se sarebbe buono e giusto accostare l’opera al Gruppo ’63, in effetti la matrice ideale è da ricercare nell’anamorfismo, artitificio rinascimentale ma più grandiosamente barocco atto a cangiare aspetto e percezione di un ente (libro, stanza, animale, donna, i barocchi facevano di tutto..); soltanto sciogliendo l’inganno l’ente stravolto torna alla sua “appercezione” naturale. Ed ecco questi cento fantasmi di storie ficcati in volume. Da orgasmo, anche solo da tenere chiusa in mano, l’edizione Adelphi 1995.

Tempi di recupero

le recensioni inutili 13/2/2009

 


Visto che il blog è ridotto a una camera privata – scantonato com’è dalle masse di lettori (che ogni buon scrittore fallito pretende di vedere accucciate davanti al proprio ego) – ho deciso di dedicare, di quando in quando, uno spazio a recensioni di libri. Non si tratterà di bestsellers ultimo grido; e neppure dei fondamentali capolavori del New Italian Epic (la gigantesca mistificazione critica su cui un giorno scriverò, lo prometto, una stroncatura terrificante). D’altronde non compro quasi più nuovi romanzi dal momento che, regolarmente, e in specie per gli italiani, dopo poche pagine m’incazzo. La furia sorge immediata non appena traspare, in tutta la sua miseranda evidenza, la sproporzione tra le recensioni promozionali e la verità effettuale della pagina scritta: l’ennesima prova mediocre di successo.
Quindi nessuno(ma chi?!) si aspetti una guida alle novità del momento. Piuttosto, mi diverte l’idea di lasciare qualche brevissima riflessione su alcuni classici novecenteschi. Saranno recensioni inutili, fondate solamente sul bisogno di stringere nelle mani la sostanza delle pagine.