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Nostra celebrazione dei "Morti"

il sistema 2/11/2009



Il compito di un qualunque grande romanziere, se ancora ne avessimo, sarebbe di raccontare la scomparsa di una generazione e di una cultura. Forse dovremmo farlo noi, che siamo le vittime della sparizione. Un’intera generazione di studiosi, giovani, preparati nelle migliori università, dai migliori maestri superstiti nelle varie discipline: tutti loro, in massa, spazzati via. Solo pochissimi si salveranno, grazie alla costanza, alla fortuna, al talento e a qualche padrino che, gettando un’occhiata di sfuggita, un giorno si occuperà di loro per fargli vincere un concorso.
Per il momento insegnano in licei di periferia, scappano dal Paese, mendicano strategie di sostentamento da una cattedrale all’altra della spesa pubblica per la ricerca. Qualcuno avrebbe anche i titoli per essere già “sistemato”, ma è considerato un invisibile o, peggio, un accattone da chi, oggi, detiene immobili cattedre (manovrando favori, borse e commissioni con altri illusionisti del potere universitario).
I nostri coetanei troveranno comunque una via di fuga, perché alla fine va sempre così: il progredire degli anni apre sentieri paralleli, alternativi, dove ci si può rifugiare e prosperare.
Lo scandalo quindi non sarà la mancata occupazione: a quella, nel bene o nel male, si trova sempre rimedio. No, lo scandalo insopportabile saranno gli articoli assenti dalle riviste, le tesi chiuse in fretta, i libri mai scritti. Sarà la nostra cultura (umanistica) a doversi fermare, a dover saltare una o due generazioni. Gli argomenti più o meno polverosi, di nicchia, le scoperte, le interpretazioni: tutto ciò resterà inoperoso, un bacino sommerso che il mondo non guarderà.
Il salto di una generazione e le nostre passioni, anche se considerate un gioco, abbandonate.